La figlia maggiorenne deve continuare ad essere mantenuta se decide di lasciare il lavoro per riprendere gli studi

Cassazione –  ordinanza n. 23318 / 2021

La Corte di Cassazione torna ad esaminare il mantenimento del figlio maggiorenne con riferimento ad un caso in cui, a seguito di sentenza definitiva di divorzio, era stato posto a carico dell’uomo un assegno divorzile di euro 900,00 mensili a favore dell’ex moglie e un assegno di mantenimento di euro 600,00 a favore della figlia, oltre ai 4/5 delle spese straordinarie per quest’ultima.

Per ciò che riguarda specificamente il mantenimento della figlia, uno dei motivi per i quali l’uomo ricorre in Cassazione, i giudici della Suprema Corte, dando ragione ai giudici d’appello, osservano che: “la conferma dell’obbligo, posto a carico del controricorrente, di contribuire al mantenimento dell’unica figlia nata dal matrimonio, maggiorenne ma ancora impegnata negli studi universitari, trova infatti giustificazione nel consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità, secondo cui il predetto obbligo non cessa immediatamente ed automaticamente per effetto del raggiungimento della maggiore età da parte del figlio, ma perdura finché non venga fornita la prova che quest’ultimo ha raggiunto l’indipendenza economica, ovvero è stato posto nelle concrete condizioni per potere essere economicamente autosufficiente, senza averne però tratto utile profitto per sua colpa o per sua scelta (cfr. Cass., Sez. VI, 7/09/2015, n. 17738; Cass., Sez. I, 8/02/2012, n. 1773; 26/09/2011, n. 19589). Nell’escludere la sussistenza di cause ostative, la sentenza impugnata si è puntualmente attenuta ai criteri individuati da questa Corte, secondo cui il predetto accertamento dev’essere effettuato tenendo conto dell’età, delle aspirazioni e dell’effettivo conseguimento di un livello di competenza professionale e tecnica da parte del figlio, nonché dell’impegno dallo stesso profuso. Nella ricerca di un’occupazione e, più in generale, della complessiva condotta personale da lui tenuta dal momento del raggiungimento della maggiore età (cfr. Cass., Sez. VI, 5/03/2018 n. 5088; Cass., Sez. I, 22/06/2016, n. 12952).”