In Parlamento si torna a parlare di divorzio diretto

Sembra che questo periodo il Parlamento non si dia pace sui progetti di legge che riguardano la famiglia, o almeno su alcuni temi che la riguardano. Quanto questi temi siano importanti e prioritari ciascuno è in grado di giudicare, fatto sta che altre proposte molto più importanti giacciono da anni in qualche cassetto impolverato del Parlamento.

Non è così per il divorzio diretto, di cui, qualcuno ricorderà, se ne parlava, quando si discuteva la legge sul divorzio breve. Tale proposta, presentata al Senato in veste di emendamento,  e che stabilisce che non ci sia più bisogno di passare per la separazione ed aspettare i tempi previsti ma si può direttamente divorziare, era stata stralciata, quando si stava approvando appunto la legge sul divorzio breve, per evitare maggiori contrasti oltre quelli già registrati nelle aule parlamentari.

Il divorzio diretto, però, è uscito dalla porta ed è entrato dalla finestra, proseguendo il suo cammino quale disegno di legge al Senato (DDL 1504-bis).

E che per il Parlamento tale disegno di legge costituisca una priorità rispetto alla lotta alla disoccupazione, il mercato del lavoro, l’economia che ristagna, etc., lo si capisce perché il disegno di legge è già arrivato all’esame della commissione giustizia del Senato.

Occorre sottolineare, però che, per poter ottenere il divorzio diretto, come prevede il disegno di legge 1504-bis  “Lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio deve essere richiesto da entrambi i coniugi, con ricorso congiunto, anche in assenza di separazione legale, e solo quando non vi siano figli minori, figli maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave ovvero figli di età inferiore ai ventisei anni economicamente non autosufficienti”.

Per ogni ulteriore chiarimento si rimanda al DDL

http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/17/DDLPRES/907554/index.html

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