Intervista di Angela Iantosca su agoravox Italia del 8 novembre 2011.

Tra difficoltà burocratiche ed affettive, qual è l’iter che due aspiranti genitori devono affrontare per costruire una famiglia. A tu per tu con l’Avvocato Giorgio Aldo MaccaroniPresidente dell’Avvocatura italiana per i diritti delle famiglie e componente della Commissione famiglia e minori dell’Ordine degli Avvocati di Roma.

Giuseppe e Claudio sono due bambini qualunque. Non si conoscono, ma la vita ha deciso di farli incontrare e crescere insieme… ‘come fratelli’. Si sono “riconosciuti” per strada, si sono aiutati in un momento di difficoltà e hanno letto nei loro cuori delle affinità elettive. Quella di Giuseppe e Claudio è una storia di fantasia, ma, in realtà, è una delle tante storie con le quali si viene quotidianamente a confrontare l’avvocato Maccaroni che ha deciso di dar voce al suo lavoro trasformandolo in scrittura.

“Ad aprile ho pubblicato il mio secondo romanzo, “Come fratelli – storia di un’adozione speciale”, edito da Palombi – spiega l’Avvocato Giorgio Aldo Maccaroni, Presidente dell’Avvocatura italiana per i diritti delle famiglie, docente di diritto di famiglia e minorile e componente della Commissione famiglia e minori dell’Ordine degli Avvocati di Roma -: una storia di fantasia che, prendendo spunto nel titolo dal mio lavoro, in realtà vuole raccontare una amicizia particolare tra due ragazzi non ugualmente fortunati. Nel libro parlo dell’adozione proprio per farne capire le difficoltà e anche per affrontare la questione delle case famiglia”.

Quando è nata la passione per la scrittura?

“Mi sono sempre occupato del diritto di famiglia e minorile e sono anche docente in questa materia. Ma da sempre ho avuto la passione per la scrittura, motivo per il quale ho deciso di diventare anche giornalista pubblicista: scrivo testi giuridici ma anche romanzi. Questo è il mio secondo romanzo, che, come nota comune con il mio primo lavoro, cerca di perseguire un tema didascalico che mi sta molto a cuore, sottolineando il valore della famiglia e la forza dei sentimenti veri e sinceri”.

Cosa si intende per affido?

“Per affido intendiamo non solo l’affido pre-adottivo, volto alla dichiarazione di adozione del minore ma anche l’affido temporaneo, istituto previsto dalla legge (legge 28 marzo 2001 n° 149 – ndr), che consente non solo alle coppie ma anche ai single di tenere con loro, per un periodo di tempo determinato, i minori i cui genitori versano momentaneamente in difficoltà”.

Quali sono le problematiche?

“Il problema dell’affido temporaneo, ma anche di quello pre-adottivo, a cui per varie ragioni, non segue la pronuncia di adozione, è che alla fine si creano dei legami molto forti fra il bambino e coloro che lo hanno in affidamento che poi, inevitabilmente, vengono scissi. In particolare ciò avviene maggiormente per l’affido temporaneo che, a differenza di quello pre-adottivo, non può portare mai alla adozione del minore”.

In Italia sono poco più di 30.000 i bambini e gli adolescenti che vivono fuori dalla famiglia d’origine, tra famiglie affidatarie e servizi residenziali. (Fonte Ministero del lavoro e delle politiche sociali, in collaborazione con le Regioni e le Province autonome e realizzato dal Centro nazionale). Una realtà questa, in continua espansione: basti pensare che, rispetto al 1999, gli affidamenti familiari (intesi come affidamenti per almeno cinque notti alla settimana) sono aumentati del 49%.

Quale è la situazione italiana riguardo all’affido familiare e l’adozione?

“Abbiamo una buona legge, in vigore da 10 anni, la legge 28 marzo 2001 n° 149, che riguarda l’affido e le adozioni, ma indubbiamente, come molte leggi, può essere migliorata. A tal proposito, propongo che venga istituito un Osservatorio sulle case famiglia, organismo preposto a controllare le case famiglia sul territorio e ad aiutarle in caso di difficoltà, considerando il ruolo importante che svolgono tali istituti nel procedimento adozionale. La finalità principale che si riuscirebbe a perseguire mediante tale organismo riguarderebbe il fatto che i bambini possano soggiornare il minore tempo possibile dentro le case famiglia e riescano a trovare in poco tempo genitori che li prendano in adozione. L’Osservatorio fungerebbe così da garante della procedura che riguarda l’adozione nazionale, cercando di controllare che tale procedura si svolga regolarmente e nel minore tempo possibile e segnalando le situazioni anomale agli enti preposti ad intervenire. Questo organismo, poi, che potrebbe essere anche un valido punto di riferimento per le persone che intendono adottare e per ogni questione legata all’adozione, dovrebbe essere istituito sia a livello nazionale che regionale. Questo è uno dei più importanti obiettivi”.

Quale è il ruolo degli avvocati?

“L’attuale legge ci consente di intervenire poco nel settore delle adozioni. In particolare il nostro ruolo è troppo marginale per quanto riguarda la coppia che aspira alla adozione. Il più delle volte, gli aspiranti genitori presentano domanda di adozione da soli e incontrano difficoltà oggettive. Avrebbero bisogno di un avvocato che li segua per tutta la procedura e che possa intervenire a favore della coppia presentando memorie, istanze e ricorsi. Dovremmo potenziare questo ruolo. In tal modo anche l’avvocato potrebbe fungere da garante della procedura adozionale. Si dovrebbe poi creare una banca dati sulle adozioni, che contenga i nominativi delle famiglie idonee e dei bambini adottabili in tutto il territorio italiano”.

Per cosa state lavorando?

“Per far sì che la procedura adozionale prevista dalla legge del 2001 possa essere rivista, in modo da accorciarne i tempi, potendo anche intervenire per sanare difficoltà e carenze che si verificano da parte dei soggetti preposti ad intervenire nei vari momenti procedurali (Tribunale, servizi sociali, etc.). Quando tali soggetti o non adempiono nei tempi prescritti dalla legge o non intervengono correttamente, inoltre, non sono previste sanzioni. Ci vorrebbero, quindi, maggiori controlli e tempi più rapidi della procedura.

Per quale motivo si predilige l’adozione all’estero?

“Normalmente si presentano entrambe le domande: nazionali e internazionali. E qualcuno sostiene che funzionerebbe meglio l’adozione internazionale perché c’è carenza di bambini italiani. Ma questo non è esatto. I bambini ci sono, ma spesso non c’è la possibilità di portare a termine con successo l’iter adozionale. E vero che le domande sono di più dell’offerta, ma nell’adozione internazionale c’è almeno l’intermediazione degli enti autorizzati, mentre in quella nazionale, come detto, non vi sono soggetti o enti che aiutano la coppia a portare a compimento la procedura”.

Com’è il quadro generale?

“Il quadro non può definirsi deprimente, ma può essere migliorato. Sicuramente bisogna ricordare lo spirito della legge, che è quello di aiutare la famiglia di origine, cercando di eliminare gli ostacoli che incontra sul suo cammino e solo come estrema ratio bisogna pensare all’affido e all’adozione. È sempre auspicabile che il bambino rimanga con la famiglia di origine. E soprattutto i bambini dovrebbero soggiornare il minor tempo possibile nelle case famiglia. Inoltre occorrerebbe finalmente che la legge consenta anche alle persone single di poter avere un bambino in adozione, perché di fronte alla possibilità che i bambini crescano dentro un istituto, è preferibile che abbiano almeno un genitore che si prenda cura di loro”.

 

DISCIPLINA DELL’ADOZIONE E DELL’AFFIDAMENTO DEI MINORI

L’affidamento familiare è un intervento “ a termine”, così come lo definisce la legge, di aiuto e sostegno, che si attua per sopperire al disagio e/o alla difficoltà di un bambino e della sua famiglia che, temporaneamente, non è in grado di occuparsi delle sue necessità affettive, accuditive ed educative.

È previsto e regolato dalla legge n. 184/1993, “Disciplina dell’adozione e dell’affidamento dei minori”, modificata con la legge n. 149/2001, “Diritto del minore ad una famiglia”, che prevede il diritto del minore a crescere ed essere educato nell’ambito della propria famiglia.
Quando si parla di affido ci si riferisce a quei casi in cui le difficoltà dei genitori sono provvisorie e rimediabili: la famiglia affidataria non si sostituisce alla famiglia d’origine ma l’affianca, supplendo alle sue funzioni per il tempo necessario a superare le problematiche che hanno contraddistinto l’intervento.

Chi può diventare affidatario

Un minore temporaneamente privo di un ambiente familiare idoneo può essere affidato a parenti, ad un’altra famiglia con o senza figli (coppie sposate o conviventi), a una persona singola o a una comunità di tipo familiare che gli assicuri il mantenimento, l’educazione, l’istruzione e le relazioni affettive di cui ha bisogno.

La legge nazionale prevede misure di sostegno ed aiuto economico in favore della famiglia affidataria che possono comprendere anche un rimborso spese a favore della stessa.

Chi può adottare

Con la 149 sono state apportate alcune modifiche: è stata innalzata l’età che deve intercorrere tra i genitori e l’adottato (da40 a45); è stata trasformata la procedura di adottabilità che ora avviene con sentenza e con maggiore rispetto del contraddittorio fra le parti; è stata creata una banca dati elettronica nazionale presso il ministero della Giustizia per agevolare l’abbinamento fra minorenni abbandonati e coppie aspiranti; è stato ritenuto sufficiente il solo matrimonio fra gli stessi aspiranti genitori (prima era necessaria, oltre all’avvenuto matrimonio, anche la convivenza di almeno tre anni, ora invece sarà presa in considerazione anche la convivenza avvenuta prima del matrimonio).

IL LIBRO

“Come fratelli – storia di un’adozione speciale” (Palombi Editore)

Giuseppe vive in un piccolo paese di provincia e veste i panni di un bambino borghese perbene. Il padre per lavoro vuole lasciare il paese e portare via tutta la famiglia per andare a vivere in una grande città. Una sera Giuseppe, all’insaputa dei genitori, esce di casa, e si avventura per le strade vicine. Alcuni piccoli teppisti lo aggrediscono e, in soccorso di Giuseppe, arriva Claudio, un ragazzino poco più grande di lui, che lo difende e mette in fuga gli aggressori.

Giuseppe è riconoscente verso il suo nuovo amico e promettono di rivedersi. Trascorre poco tempo e Claudio, che non ha la stessa fortunata situazione familiare di Giuseppe, perde entrambi i genitori e finisce in una casa famiglia, rischiando di essere dato in adozione. Giuseppe allora chiede al padre di adottare Claudio e il padre acconsente. I due diventano fratelli, a seguito di questa adozione speciale. Passano gli anni e intanto Giuseppe e Claudio sono diventati grandi: Claudio è un medico e Giuseppe un commercialista. Un certo giorno una notizia inaspettata sconvolgerà la vita dei due. Il libro rappresenta il significato profondo delle affinità elettive fra due persone che si vogliono bene… come fratelli.