La Corte di Cassazione non riconosce la validità della sindrome d’alienazione parentale

Importante decisione della Suprema Corte di Cassazione che non riconosce la validità della sindrome d’alienazione parentale e annulla la decisione di decadenza dalla responsabilità genitoriale pronunciata nei confronti di una madre, restituendole il figlio collocato in casa famiglia. Finalmente una decisione che fa chiarezza su un concetto tanto discusso (la sindrome d’alienazione parentale) e soprattutto realizza appieno il superiore interesse del minore, facendolo ritornare dalla propria madre, in assenza di presupposti che ne giustificavano l’allontanamento. Oltretutto, il minore infradodicenne non era stato nemmeno ascoltato nel procedimento che aveva condotto alla pronuncia di decadenza dalla responsabilità genitoriale nei confronti della madre e il mancato ascolto non era stato sorretto da una specifica motivazione a riguardo.

Ha chiarito infatti la Corte, nuovamente, come già aveva fatto in passato, che “la tutela del minore, in questi giudizi, si realizza attraverso la previsione che deve essere ascoltato, e costituisce pertanto violazione del principio del contraddittorio e dei diritti del minore il suo mancato ascolto, quando non sia sorretto da un’espressa motivazione sull’assenza di discernimento tale da giustificarne l’omissione (Cass. 16410/2020; n. 12018/19).”

Un plauso alla Corte di Cassazione per tale decisione, che costituisce anche un’importante monito per i giudici, in assenza di seri motivi, ad evitare di togliere i figli ai genitori per collocarli in casa famiglia!

Di seguito il testo dell’ordinanza della Suprema Corte

ordinanza cassazione n. 9691-2022