Si configura il reato di maltrattamenti in famiglia nei confronti dell’ex convivente e non quello di stalking anche se la convivenza è già cessata

Cassazione – ordinanza n. 30129 / 2021

Per la Corte di Cassazione sussiste il reato di maltrattamenti in famiglia e non quello di stalking nel caso di convivenza more uxorio già finita.

Il caso esaminato dalla Corte si riferisce ad una sentenza della Corte d’Appello di Torino che confermava una sentenza di primo grado, mediante la quale un uomo era stato condannato per il reato di maltrattamenti in famiglia ex art. 572 del codice penale, con l’aggravante di aver commesso il fatto alla presenza delle figlie minori e per il reato di tentata estorsione, commessi in danno della ex convivente.

Contro tale decisione ricorre alla Suprema Corte la donna, lamentando, fra l’altro, che la Corte territoriale avesse erroneamente ravvisato il reato di maltrattamenti nel periodo compreso fra l’anno 1991 e l’anno 2015, anche se la convivenza more uxorio era cessata nell’anno 2008, anziché il reato di atti persecutori.

I giudici della Cassazione respingono il ricorso della donna e, nel chiarire preliminarmente i caratteri dell’uno e dell’altro tipo di reato, fanno presente quanto segue: “questa Corte di legittimità ha avuto modo di affermare il principio di diritto ormai stabilizzato secondo cui il delitto di maltrattamenti in famiglia è configurabile anche nel caso in cui le condotte proseguano dopo la cessazione della convivenza della vittima con l’agente, allorché non siano venuti meno i vincoli di solidarietà che derivano dalla precedente qualità del rapporto intercorso tra le parti…il medesimo principio è stato affermato anche in relazione alla situazione in cui le condotte vessatorie siano poste in essere ai danni del coniuge non più convivente, a seguito di separazione legale o di fatto, in presenza della medesima condizione che i vincoli nascenti dal coniugio o dalla filiazione permangono integri anche a seguito del venir meno della convivenza.” In conclusione, quindi, “il delitto di maltrattamenti in famiglia può essere ravvisato in tutti i casi in cui, nonostante l’interruzione della relazione di convivenza, eventualmente anche attestata da un provvedimento formale di separazione legale o di divorzio, residuino comunque dei rapporti di stabile frequentazione e di solidarietà determinati dalla pregressa esistenza del rapporto familiare, soprattutto perché dovuti alle comuni esigenze di accudimento e di educazione dei figli, atteso che in tal caso può ancora parlarsi di fatti commessi nel contesto di una “relazione familiare”. È di contro ravvisabile il delitto di atti persecutori aggravato allorchè la relazione qualificata o di fatto e la convivenza sussistenti in passato siano ormai cessate e i rapporti tra gli ex coniugi o conviventi o partner siano definitivamente interrotti, si da non potersi parlare – ne in senso tecnico e formale, né in senso atecnico ed informale – di famiglia.

Deve quindi essere affermato il principio di diritto secondo il quale le condotte vessatorie realizzate in caso di cessazione della convivenza con la vittima, sia nel caso di separazione legale o di divorzio, sia nel caso di interruzione della convivenza allorché si tratti di relazione di fatto, integrano il reato di maltrattamenti in famiglia e non che quello di atti persecutori, allorché i vincoli di solidarietà derivanti dal precedente rapporto intercorso tra le parti non più conviventi, nascenti dal coniugio, dalla relazione more uxorio o dalla filiazione, permangano integri o comunque solidi ed abituali nonostante in venir meno della convivenza.”