Se viene violato l’art. 570 bis c.p. si applica in alternativa la pena della multa o della reclusione

Cassazione  – sentenza n. 1810 – 25 novembre 2020

La questione affrontata dalla Cassazione trae origine dal ricorso della Procura generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Venezia contro la decisione del Tribunale di Padova che aveva condannato un coniuge per il reato di cui all’articolo 570 bis c.p. alla pena di due mesi di reclusione perché lo stesso non aveva versato quanto stabilito per il mantenimento della figlia minorenne

Nel ricorso della Procura generale veniva dedotta la violazione di legg,e perché il Tribunale avrebbe dovuto irrogare oltre alla pena della reclusione anche la pena della multa prevista dall’articolo 570 bis, comma 2 c.p.

La Corte di cassazione nel richiamarsi a quanto già stabilito da una decisione delle Sezioni unite della stessa Corte, dichiarando inammissibile il ricorso, fa presente che “il legislatore delegato non ha indicato in modo diretto la pena prevista per l’art. 570 bis cod. pen, essendosi limitato al richiamo della sanzione applicabile per l’art. 570 cod. pen., secondo la tecnica normativa già impiegata nell’art. 12 – sexies legge n. 898 del 1970. Ne sono derivati dubbi interpretativi, perché l’art. 570 cod. pen. prevede sanzioni differenziate al primo e secondo comma, sicché non era chiaro quale dei due regimi fosse applicabile all’art. 12-sexies. Le Sezioni unite hanno risolto il contrasto affermando che nel reato di omessa corresponsione dell’assegno divorzile previsto dall’art. 12-sexies della legge 1° dicembre 1970, n. 898, come modificato dall’art. 21 della legge 6 marzo 1987 n. 74, il generico rinvio, quoad poenam, all’art. 570 cod. pen. deve intendersi riferito alle pene alternative previste dal comma primo di quest’ultima disposizione (Sez. un., n. 23866 del 31/01/2013, Fedeli, Rv. 255269)”.