Anche al coniuge separato per colpa o con addebito spetta la pensione di reversibilità

Cassazione – Ordinanza n. 2606 – 2 febbraio 2018

Non vi può essere distinzione fra il coniuge separato per colpa o con addebito e il coniuge superstite, separato o non separato, ai fini del riconoscimento del diritto alla pensione di reversibilità.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso di una vedova separata con addebito, alla quale il giudice di appello aveva negato la pensione di reversibilità in quanto non era titolare, all’atto del decesso del coniuge, di alcun assegno di mantenimento. La cassazione ha infatti chiarito che “a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 286 del 1987 – che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della L. 30 aprile 1969, n. 153, art. 24 e della L. 18 agosto 1962, n. 1357, art. 23, comma 4 nella parte in cui escludono dalla erogazione della pensione di reversibilità il coniuge separato per colpa con sentenza passata in giudicato – tale pensione va riconosciuta al coniuge separato per colpa o con addebito, equiparato sotto ogni profilo al coniuge superstite (separato o non) e in favore del quale opera una presunzione legale di vivenza a carico del lavoratore al momento della morte; che in particolare è stato affermato che, dopo la riforma dell’istituto della separazione personale, introdotto dal novellato art. 151 c.c. e la sentenza della Corte Cost., non sia più giustificabile il diniego al coniuge cui fosse stata addebitata la separazione, di una tutela che assicuri la continuità dei mezzi di sostentamento che il defunto coniuge sarebbe stato tenuto a fornirgli (sul punto si vedano anche Cass. 19.3.20019 n. 6684, n. 4555 del 25.2.2009, n. 15516 del 16.10.2003)”.